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Monday, July 06, 2009


Il rischio della desertificazione

In Africa il 73% delle terre aride e coltivate è a grave rischio di desertificazione; in Italia a rischio sarebbe il 21% del territorio. Sono alcuni dei dati emersi in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità. Mancanza d'acqua, temperature elevate e mutamenti climatici sono tra le principali cause che contribuiscono alla desertificazione.


Wednesday, July 01, 2009

Nella cittadina tedesca di Lunen, poco distante da Dortmund, grazie ad una rete di cogeneratori e a un sistema di teleriscaldamento, il biogas da scarti agricoli fornirà elettricità e calore a 26mila abitazioni. E' questo un esempio di come questa fonte energetica pulita può integrarsi nell'ambiente urbano, sfruttando appieno i vantaggi della cogenerazione attraverso il teleriscaldamento

E' la prima volta che il biogas, considerato la fonte rinnovabile rurale per antonomasia, viene utlilizzato per produrre elettricità in città. Tutto ciò consentirà di ridurre l'inquinamento ambientale e quindi l'effetto serra.

Fonte: qualenergia.it

Tuesday, June 30, 2009

L’Ame­rica di Barak Obama svolta pagina
e
dà il via a una rivoluzione, che affronta il problema del global warming, cambiando il modo in cui la prima econo­mia del mondo produce e usa energia.

"Un passo coraggioso e ne­cessario, che contiene la pro­messa di creare una nuova in­dustria e milioni di posti di la­voro", ha detto il presidente Obama, ricordando che la leg­ge, se approvata dalla Camera Alta, "renderà finalmente l’energia pulita la forma più conveniente di energia".
L’American Clean Energy and Security Act pone l’obietti­vo di ridurre del 17% entro il 2020 (usando come base i valo­ri del 2005) le emissioni di Co2 nell’atmosfera. Al suo centro è un meccanismo di «cap and trade», che fissa il tetto globale dei gas serra consentiti, ma consente a industrie, centrali e altri operatori di comprare e vendere i cosiddetti «permessi d’inquinamento». Un numero limitato di questi ultimi verrà istituito dal governo e in parte distribuito gratuitamente in base a criteri, fissati dal Con­gressional Budget Office. Il tet­to alle emissioni verrà abbassa­to progressivamente negli an­ni, rendendo più caro acquista­re i permessi e presumibilmen­te costringendo le industrie a investire su energie rinnovabi­li (solare, eolica e geotermale) o più pulite, come la nuova ge­nerazione di reattori nucleari o il carbone che non inquina. Se­condo il Congresso, la nuova legge costerà in media al con­sumatore americano 175 dolla­ri l’anno. Non è stato facile per la Casa Bianca farla passare. Giovedì mattina, Rahm Emmanuel, ca­po dello staff e vero stratega di Obama, aveva ammesso a un breakfast con un gruppo di giornalisti che «i voti non ci so­no ». Ma nelle 24 ore successive, sotto la regia sua e della Spe­aker Nancy Pelosi, il lavorio è stato frenetico. I numeri del te­sto sono stati modificati al ri­basso. Obama ha trascorso ore al telefono per convincere uno per uno i deputati riluttanti e molti di loro sono stati corteg­giati perfino con un invito al­l’Iuau, la prima festa hawaiia­na organizzata dalla first fami­ly giovedì sera nel South Lawn della Casa Bianca. Alla fine il successo è arriva­to, sia pur sudato e di misura: per 8 repubblicani che hanno votato con la maggioranza, ci sono stati ben 44 democratici che hanno detto no. Una varie­gata ribellione interna, dove si sono ritrovati insieme chi osteggia la legge temendo che possa alienare voti nelle regio­ni agricole o dell’industria tra­dizionale e chi invece la consi­dera troppo timida. E anche gli ambientalisti hanno chiesto una legge più dura contro gli inquinatori e le industrie. Le difficoltà del primo osta­colo annunciano un’altra, dura battaglia al Senato, dove ai de­mocratici mancano 2 dei 60 vo­ti necessari per evitare l’ostru­zionismo, ma dove le linee di­visorie sull’ambiente sono an­che molto trasversali.

Articolo scritto da Paolo Valentino by
corriere.it

Immagine: www.ecosilly.com

Sunday, May 24, 2009


Secondo un'analisi del Massachusetts Institute of Technology (Mit), pubblicata in questi giorni, il surriscaldamento globale durante questo secolo potrebbe avere effetti decisamente più gravi di quanto previsto appena sei anni fa. La temperatura media della superficie terrestre potrebbe infatti aumentare di 5,2 gradi entro l'anno 2100. Nel 2003 gli scienziati avevano previsto un aumento della temperatura media di 2,4 gradi.

Le conseguenze di tali cambiamenti sono impensabili.

5,2 gradi in più significhano un grave collasso degli ecosistemi a livello mondiale, con un totale collasso economico in molte parti del mondo.

Immagine: www.solcomhouse.com

Friday, March 20, 2009

Dopo "An inconvenient truth" il film che ha lanciato Al Gore verso il Premio Nobel, un altro film documentario che darà una scossa definitiva alla nostra opulenta civiltà.

Londra è sott'acqua; New Orleans non verrà ricostruita per la terza volta; il ghiaccio artico si è sciolto e l'agricoltura scarseggia. Le conseguenze di tutto ciò sono grandi disordini alimentari a livello mondiale e in definitiva il crollo della civiltà.

Questa è la premessa di una nuova pellicola indipendente britannica del film "The Age of stupid", l'età degli stupidi, che uscirà nelle sale inglesi alla fine di questo mese.

L'ambientazione è nel 2055. Il film ritrae un mondo post-apocalittico devastato dal peggiore impatto del cambiamento climatico, e guarda soprattutto al periodo critico tra il 2005 e il 2015, esaminando il motivo per cui non abbiamo salvato noi stessi quando ce n'era la possibilità...

Nella sequenza di apertura, il narratore, interpretato dal candidato all'Oscar Pete Postlethwaite, narra attraverso il montaggio di filmati che descrivono gli effetti visibili del cambiamento climatico, le grandi devastazioni che sconvolgono il pianeta. Si vede la città di Londra in un giorno in cui la temperatura raggiunge i 101 gradi; record d'inondazioni in India che causano 700 morti; record di siccità a Melbourne; la desertificazione in Cina che avanza di tre miglia all'anno; banchi di ghiaccio in Antartide che sprofondano ad una velocità impressionante; inondazioni in alcune parti dell'Africa che producono 18 milioni di vittime e un ghiacciaio in Francia che si è ridotto di 150 metri dal 1945...

Il fatto è che tutto ciò che si vede sono tutte notizie reali, a partire dal 2007...

Le scene vengono raffigurate attraverso la lente di storie realmente accadute, che rendono il film assai corposo. In una panoramica di alcuni personaggi del film con le loro storie si può vedere Alvin DuVernay, un paleontologo in carriera di New Orleans che trascorre la sua vita a dirigere trivellazioni per conto della Shell: quando l'uragano Katrina si è abbattuto su New Orleans nel 2005 , DuVernay salva personalmente 100 persone nella sua barca, ma perde tutto cio che ha, dagli oggetti di famiglia, alla carta igienica, tranne la sua barca. E il dolore che si prova ... è profondo, confessa il lavoratore dell'industria petrolifera che vede la sua casa spazzata via dall'Uragano Katrina.

Un'altra storia riguarda una guida alpina francese di 80 anni che nel corso dei suoi 45 anni di carriera vede i ghiacciai alpini ridursi di 150 metri. Vi è poi la storia di un signore che nel nobile tentativo d'installare qualche turbina eolica in un ambiente rurale in Inghilterra viene respinto dalla popolazione egoista.

La funzione romanzata della pellicola serve soltanto come dispositivo narrativo sino alla fine, quando la sequenza finale, tratta notizie dall'anno 2007 al 2055...

In una carellata crudele, che lascia col fiato sospeso, scorrono sequenze che fanno rabbrividire: ottantamila morti per un gigantesco ciclone in Asia; acqua razionata in Olanda; incendi boschivi in tutta la Spagna; una tremenda crisi di acqua in Pakistan; ondate di calore a San Francisco; 35 milioni di cinesi diventano rifugiati climatici; sulle Alpi non si scia più; 100 milioni di senza tetto in Bangladesh a causa di massicce inondazioni; la chiusura dei confini da parte dell'Unione europea; l'ultimo albero caduto in Indonesia per la produzione di olio di palma; una piena di trenta metri sormonta il Tamigi, sommergendo Londra; in Nuova Zelanda vengono chiuse le frontiere per impedire l'entrata dei rifugiati australiani; 100 milioni di rifugiati in fuga in Medio Oriente; la metà di tutte le speci si estingue; collasso degli ecosistemi del pianeta; il Mare del Nord che bolle; i disordini alimentari diventano così gravi che la gente inizia a mangiare i propri cani e gatti e scoppia una guerra nucleare... Amen!

Sunday, February 15, 2009

In un riunione svoltasi sabato a Chicago da parte di illustri scienziati assieme a quelli dell'Ipcc, il biologo del l Carnegie Institute Chris Field, uno dei firmatari del rapporto dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) sull'effetto serra, ha detto che il riscaldamento globale rischia di essere molto più veloce del previsto a causa dell'aumento delle emissioni industriali di gas a effetto serra. Inaspettatamente grandi quantità di biossido di carbonio sono state immesse in atmosfera a seguito della reazione allo squilibrio dei cicli climatici (feedback), che stanno accelerando i processi naturali. A dimostrazione di ciò basti vedere le alte temperature che stanno cominciando a fondere lo strato di ghiaccio artico permanente, il quale potrebbe rilasciare centinaia di miliardi di tonnellate di carbonio e di metano in atmosfera.

Il permafrost detiene 1 trilione di tonnellate di carbonio, formatosi con l'assorbimento dei gas sotto terra, di cui un 10 per cento potrebbe essere rilasciato entro la fine di questo secolo. Lo strato di ghiaccio permanente fuso inoltre libererebbe il metano, che è 25 volte più potente dell'anidride carbonica.

Secondo lo scienziato russo Sergei Zimov, per millenni, le regioni nordiche sono state abitate da tantissimi animali, come i mammuth. Durante questo lungo tempo, gli strati di residuo animale hanno coperto il suolo, che poi si è congelato diventando una terra molto fredda. Adesso, che gli effetti del global warming si fanno più evidenti nelle zone ghiacciate dell'Artide, questa materia sta cominciando a sciogliersi. Si pensa che lo sterco, il letame rimasto congelato negli strati più bassi per migliaia di anni, possa contenere più carbonio di quanto ce ne sia nell'atmosfera. Studi statunitensi, quantificano le emissioni in circa 7 miliardi di tonnellate di carbonio l'anno. Per Zimov, il quale è direttore del Northeast Science Station Cherskii, l'area del Permafrost conserva circa 500 miliardi di tonnellate di carbonio. I depositi della materia organica lasciata nel passato dagli animali, sono così giganteschi da rendere insignificanti le attuali riserve mondiali di petrolio, ha detto lo scienziato russo, direttore del Northeast Science Station Cherskii.

From "Il professor Echos.blogspot.com"
immagine: earthfirst.com

Tuesday, December 09, 2008

Mi ha fatto molto piacere quanto ha scritto la signora Giulia Bonezzi di IFG online, sul gioco di società che il sottoscritto ha ideato, denominato "the global warming game, il quale tratta in maniera esauriente le vicissitudini ambientalclimaticenergetic che stanno caratterizzando la nostra epoca. Si parla quindi di global warming ( riscaldamento globale), definito da molti come la peggiore minaccia che incombe sull'umanità.

Ringrazio la signora Bonezzi per questo articolo, informandola e informandovi che il gioco in questione, sarà pubblicato quanto prima.

Il fatto è che nel nostro Paese pubblicare un gioco nuovo è considerato troppo rischioso. Così, coloro che detengono, in un certo qual modo, il monopolio del settore, preferiscono affidarsi a giochi già collaudati, provenienti dall'estero o ai soliti Monopoli, Trivial pursuit ed altri...


Ma ecco l'articolo di cui parlo

Chi gioca troppo fa male al clima.

Pensateci, quando invitate gli amici per una serata a base di schifezze e Wii, quando vi rilassate in solitudine con l’Xbox o quando l’occhio vi cade su vostro figlio e vi domandate da quante ore è incollato alla Playstation. Oltre ai suoi neuroni, sta mettendo in pericolo il pianeta.

E’ quanto afferma l’Nrdc, il Consiglio per la difesa delle risorse naturali, un’organizzazione ambientalista con base a New York che giorni fa ha lanciato l’allarme: i videogiochi sono una minaccia per l’ambiente e per l’economia globale, perché i superconsumi di energia delle console alimentano le emissioni di anidride carbonica, il principe dei gas serra. Secondo un’inchiesta del Natural Resources Defense Council, il 40% delle famiglie americane ne possiede una; tutte insieme, in un anno, inghiottono 16 miliardi di kilowattora (kWH) di elettricità. Il consumo annuale di una grande città come San Diego, bruciato a colpi di joystick.

Lo studio del Nrdc sostiene che un uso più ragionevole delle console potrebbe abattere gli sprechi, risparmiando 11 miliardi di kWHe un miliardo di dollari di bolletta – ogni anno, e soprattutto evitando di scaricare 7 tonnellate di CO2 nell’atmosfera. Come? Ad esempio evitando di lasciare accesa la Wii, Xbox, Play o quant’altro nelle pause della partita. Fermandosi solo una volta terminato un “livello”; oppure rassegnandosi a perdere i punti accumulati, che non vengono salvati. E’ questo il motivo principale per cui non si spegne la console a metà del gioco, spiega Noah Horowitz, uno dei ricercatori che hanno lavorato all’indagine. E infatti le opzioni di spegnimento automatico dopo un certo periodo di inattività, introdotte dalla Microsoft e dalla Sony, non hanno avuto successo tra gli utenti. Alcuni tra i prodotti più nuovi consentono di salvare in qualsiasi momento, così da poter ripartire dal punto in cui ci si era interrotti quando si riaccende la console. Secondo l’Nrdc, basterebbe introdurre in tutti i videogiochi una modalità automatica a basso consumo, come quella dei computer.

E in Italia?
Secondo dati citati da Affaritaliani.it, nel 2003 una famiglia su quattro possedeva una console. Si stima che oggi la percentuale sia salita al 30%.

Eppure, non tutti i giochi vengono per nuocere. Ce n’è almeno uno creato proprio da un italiano, apposta per insegnare a combattere il global warming, spiegando quali comportamenti lo alimentano.

Si chiama The Global Warming Game” e il suo inventore è un blogger, Luciano Vecchi, noto in rete anche col nome di professor Echos. Così l’autore descrive il suo gioco di società, che non è ancora in commercio: “Si parla di riscaldamento globale, di tutte quelle attività umane indicate da gran parte degli scienziati e in particolare da quelli raccolti sotto l’egida dell’Ipcc, il comitato dell’Onu che si occupa di clima, quali responsabili dell’effetto serra e di conseguenza dei mutamenti climatici che stanno sconvolgendo quasi quotidianamente il nostro pianeta”. “E’ un modo per sensibilizzare soprattutto i giovani, ma anche gli adulti – continua Vecchi - sulle grandi questioni ambientali del nostro presente: cambiamenti climatici, effetto serra, global warming, energia, sole, vento, carbone, gas, siccità, deforestazione... sono solo alcune delle tematiche trattate. Temi sui quali ci si può documentare leggendo il libretto delle istruzioni allegato al gioco”.

Che al momento non si può comprare, magari per regalarlo a Natale: “Per ora diventerà un veicolo pubblicitario”, spiega l’autore, con spazi ricavati sui bordi del tabellone, simile a quelli del gioco dell’oca o del monopoli, e decisamente più difficile da cestinare di un comune depliant”. “Non appena sarà in commercio ve lo farò sapere”, prometteva in settembre Vecchi su uno dei suoi blog. Nell’attesa, sarebbe saggio andare a spegnere la console e ripiegare su una partita a carte sotto l’albero.

Giulia Bonezzi